Lo sappiamo tutti: le regole servono per crescere. 

Ma sappiamo anche che, molto spesso, per i genitori è una vera impresa farsi ascoltare.

Ciò che può aiutare a perseverare e a non arrendersi è la consapevolezza che affetto e disciplina sono i due doni più importanti e ugualmente preziosi che possiamo fare ai nostri figli, per aiutarli a vivere bene, nel mondo, insieme agli altri.

Eppure per un genitore il rischio di tirare su un piccolo tiranno, rinunciando ad educare attraverso le regole, è sempre dietro l’angolo.

Lo si può fare per troppo amore, perché “mio figlio deve avere tutto ciò che non ho avuto io”, o magari per stanchezza, perché è più facile dire sì piuttosto che no e tenere tranquilli i bambini; o ancora, per i sensi di colpa che ci portano a dire sì a tutto pur di “risarcirli” in qualche modo per le nostre mancanze.

Se da un lato, però, tutti i genitori vogliono far felici i loro bambini, dall’altro vogliono anche crescere adulti seri e responsabili.

E per fare questo è necessario porre dei limiti.

Per molti genitori è difficile farlo per la paura di essere “malvisti” dai propri figli, di sentirsi cattivi ai loro occhi e quindi poco amati.

Così facendo però priviamo i bambini di esperienze essenziali per la loro crescita.

Allenare i piccoli a tollerare la frustrazione che deriva da un “no” significa favorire in loro lo sviluppo della capacità di autoregolazione, quella che li rende in grado di diventare persone equilibrate, capaci di differire la soddisfazione dei loro desideri e di modulare i loro impulsi.

Un sano sviluppo non può prescindere dal disagio provocato da emozioni sgradevoli.

Scoprire di poter vivere tali emozioni senza esserne sopraffatto, è per il bambino la prova che può farcela ad affrontare le situazioni spiacevoli e che può avere fiducia nelle sue capacità di superare i problemi.

Le regole servono quindi anche a rafforzare l’autostima dei più piccoli.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, inoltre, l’assenza di divieti e limiti non preserva affatto il bambino dalla sofferenza. 

Al contrario, lo pone nella condizione di non sentirsi guidato e contenuto, generando ansia ed insicurezza.

Il mondo è troppo vasto per i piccoli, hanno bisogno di un ambito limitato entro il quale sentire di potersi muovere in sicurezza.

Le regole proteggono il bambino, lo rassicurano, rendono prevedibile il suo mondo e lo portano, un po’ per volta, ad imparare l’autocontrollo e a risolvere i problemi, attivando la creatività.

Non dimentichiamoci allora che i bambini sono bambini e basta, non devono “approvare” il nostro comportamento, ma hanno bisogno di riferimenti saldi, solidi, sicuri. I genitori sono i grandi a cui spetta la responsabilità di accompagnare i propri figli nel corso del loro sviluppo, sopportando di suscitare temporaneamente ostilità nei propri confronti da parte dei bambini e dimostrando loro che ciò non distrugge la relazione e che l’adulto è in grado di reggerne la frustrazione.

Ma nella pratica quali sono per i genitori le regole per gestire… le regole?

I genitori dovrebbero sempre tenere a mente le 4 C.

Convinzione.

Il genitore deve essere veramente convinto della necessità delle regole che decide di porre al bambino. Ciò significa anche essere congruenti, ovvero il nostro linguaggio verbale e non verbale devono convergere. Quando le nostre parole non sono accompagnate da un tono di voce, da una postura e una mimica adeguate i bambini sentono l’ambiguità e difficilmente seguono ciò che chiediamo loro. Piuttosto, eliminare e/o sostituire le regole in cui non si crede al 100% con altre più rispondenti al proprio stile genitoriale.

Coerenza.

Come adulti è importante essere dei modelli: non possiamo chiedere a nostro figlio cose che noi per primi non facciamo. La regola deve pertanto essere coerente con il nostro comportamento.

Dare l’esempio in generale, ma anche di come gestiamo la frustrazione. Il modo in cui gli adulti gestiscono le emozioni fa da modello per i bambini.

Se strillano, non alziamo la voce ma cerchiamo di mantenere un tono calmo e di spiegare il perché delle nostre decisioni.

La coerenza è la regola fondamentale per ogni genitore.

In altre parole, quale che sia la richiesta educativa, non è mai opportuno cambiarla sul momento per evitare capricci e rimostranze.

Se viene concesso al bimbo di trasgredire ad una regola, spiegare sempre che si tratta di un caso particolare, sottolineando le condizioni che ne permettono lo “strappo” (per es. “stasera puoi andare a letto un po’ più tardi perché sono venuti a trovarci i nonni”).

 

Condivisione.

E’ fondamentale che le regole siano pensate dalla coppia e che i genitori siano coerenti tra loro nel dare e far rispettare le regole al bambino. 

Se si è in disaccordo su qualcosa è bene discuterne da soli, per evitare che uno dei due, non essendo pienamente convinto di una regola, finisca per invalidarla davanti al bambino.

 

Chiarezza.

Le regole devono essere chiare, precise, sintetiche e concrete, adeguate all’età dei bambini e non troppo numerose. 

E’ necessario essere chiari, oltre che determinati e continuativi nel tempo, poiché nessun bambino apprende delle regole se trasmesse in modo ambiguo. L’utilizzo di poche parole e in una forma comprensibile, è spesso garanzia di successo. 

Rendere esplicite le regole (sia quelle già date che le nuove), in modo che il bambino abbia ben chiaro che cosa ci si aspetta da lui. 

Il classico monito “fai il bravo!” è decisamente troppo vago, piuttosto è meglio proporre regole più specifiche.

E non stancarsi di ripeterle più e più volte. I bambini hanno bisogno di molte ripetizioni prima di imparare qualcosa di nuovo. 

Infine dobbiamo sempre chiederci se una determinata regola è adeguata per l’età di nostro figlio, se riesce davvero a fare quello che richiediamo. Ad esempio non possiamo aspettarci che un bimbo di tre-quattro anni possa mettere in ordine da solo tutta la sua stanza.

Ma le regole, ahivoi, non si esauriscono qui. 

Un accorgimento importante che possiamo avere nei riguardi dei bambini è quello di esprimerci il più possibile in positivo.

Piuttosto che dire “Non urlare!”, meglio dire: “Parliamo a bassa voce”, “piuttosto che dire “Non correre”, meglio dire “Camminiamo”. Esprimendo i limiti al positivo si evita di suggerire azioni “negative” e si comunicano aspettative positive. 

Allo stesso tempo è indispensabile mettere in risalto l’impegno e la buona volontà ogni volta che il bimbo prova (o riesce del tutto) a seguire una regola. 

Questo atteggiamento agisce come rinforzo e trasmette al bambino un messaggio chiaro e positivo rispetto a quello che ha fatto. Così avrà voglia di ripeterlo in modo spontaneo.

Non dimentichiamo che i bambini ci amano più di quanto possiamo immaginare e desiderano renderci felici.

Quando va fatto un richiamo è bene focalizzarsi sempre sul comportamento e non sulla persona. Per esempio evitare frasi come: “sei cattivo”, ma descrivere le azioni del bambino.

In caso di trasgressione, è importante dare la possibilità di rimediare al danno o all’errore, facendolo sentire un soggetto attivo piuttosto che fargli subire una punizione che può intaccare la sua autostima. Se per esempio il bambino rovescia dell’acqua sul tavolo, invitarlo ad asciugare dove è bagnato. In questo modo impara anche in modo diretto quali sono le conseguenze dei suoi comportamenti. 

Ricordiamoci infine che ai bambini non fanno bene paragoni e ricatti, perché l’accettazione di una regola, basata solo sulla paura (o l’umiliazione), non è uno stimolo per la crescita.

Se avete messo in campo tutti questi suggerimenti e il vostro bambino continua a non accogliere di buon grado le regole che proponete, state tranquilli…è normale!

Del resto anche a noi adulti non piace quando non possiamo fare ciò che volgiamo o qualcuno ci dice di no.

Si tratta allora di accettare la sua frustrazione, rispecchiandolo nei suoi sentimenti. Mantenere il limite e allo stesso tempo accettare le emozioni del bambino.

Accogliere la sua rabbia (del resto ha tutto il diritto di provarla) vuol dire fargli vedere che i suoi sentimenti “scomodi” non mandano in frantumi gli adulti, che sono invece persone capaci di accettarli e contenerli. Ad esempio, si può accogliere l’emozione del bambino dicendo: “Capisco che sei arrabbiato perché non ti permetto di fare questo. È difficile non poter fare ciò che si vuole… Appena ti sarai calmato, potremo scegliere un gioco da fare insieme”.

E’ importante inoltre che i bambini siano rassicurati del vostro immutato amore anche se non hanno rispettato la regola. Pertanto possono essere rassicurati attraverso il contatto fisico o esplicitando che gli vogliamo bene lo stesso.

Per i piccoli non è scontato che gli adulti li amino ugualmente anche quando si è arrabbiati!

Per concludere…

La ‘formula magica’ per educare al meglio un bambino nel rispetto di una serie di regole base e crescerlo sano e felice con sé stesso e con il mondo non esiste. Ma l’adulto può contribuire enormemente con il suo atteggiamento al benessere emotivo del bambino e alla relazione con lui. 

Educare vuol dire anche contenere la propria pulsione a non voler vedere i propri figli doloranti, sofferenti e frustrati.

I bambini hanno bisogno di acquisire strumenti per gestire e superare le inevitabili frustrazioni della vita. A noi il compito di aiutarli a sviluppare questa preziosa risorsa.