Per molte persone rivolgersi ad un professionista della salute mentale può essere una scelta davvero faticosa.

Prima di farlo si tentano tutte le alternative possibili o semplicemente si aspetta anche molto tempo nella speranza che il proprio malessere passi.

Solo quando ci si sente davvero alle strette e si arriva a toccare il proprio personalissimo limite, si agisce decidendo di iniziare un percorso psicologico.

E così spesso si arriva nello studio del terapeuta con alle spalle anni di inutili sofferenze, fallimenti e autosabotaggi che si sarebbero potuti evitare anticipando la richiesta d’aiuto alla comparsa delle prime difficoltà.

In teoria è semplice, nella pratica molto meno.

Ma perché le persone tendono a stare così alla larga dalle cure di tipo psicologico?

Sicuramente alcune inconsapevolezze agiscono nel determinare questo tipo di comportamento.

L’inconsapevolezza del proprio problema in una situazione di malessere psicologico può, ad esempio, portare una persona ad individuare costantemente l’origine della propria sofferenza fuori da sé. 

In questo caso non ci si assume la responsabilità di contribuire alla propria situazione di disagio e si cerca sempre la responsabilità all’esterno, nelle circostanze giudicate puntualmente come ingiuste o sfortunate, o negli altri visti come malvagi o trascuranti. 

Per questo motivo, come affermava Rogers, “l’unica persona che non può essere aiutata è quella che getta la colpa sugli altri”.

Altre volte l’inconsapevolezza dell’importanza del problema può agire da freno nella cura del proprio benessere psichico.

A questo livello, la persona pensa che la sua sofferenza, a volte fonte di ansia o depressione, non sia poi questo gran problema e si accontenta di “tirare avanti” stringendo i denti.

In questo modo però non ci si rende conto di quanto si possa danneggiare sé stessi, ad esempio evitando occasioni lavorative importanti, compromettendo relazioni, perdendo opportunità per sentirsi soddisfatti.

Ci sono poi quelle persone che vivono nell’inconsapevolezza di poter risolvere il problema, convinti che il disagio psicologico, per sua natura, non possa essere affrontato e risolto.

Del resto “tutti soffrono, è il mondo che va così e non ci si può far nulla!”.

Così si preferisce ad esempio limitarsi a prendere degli psicofarmaci senza l’ausilio di una psicoterapia, a cui si afferma solitamente di non credere pur non avendone mai fatto esperienza.

La mancanza di fiducia in sé e negli altri è all’origine di questa amara condizione.

Infine esiste il caso in cui ciò che blocca le persone è l’inconsapevolezza della capacità personale di affrontare il problema. 

Sono le persone che pronunciano spesso frasi del tipo “sì… però”

“Sì so di avere un problema, però non penso di essere in grado di farcela ad affrontarlo”, “sì conosco persone a cui la psicoterapia è servita, però il mio problema è diverso e più grave”, e così via.

Sostanzialmente queste persone pensano di valere meno degli altri, di avere meno capacità o volontà nel risolvere i problemi e pertanto si sentono demotivate e non fanno nulla per uscire dalla propria situazione.

Ma questo non è tutto.

Esistono anche una serie di false convinzioni e idee preconcette sulla figura dello psicologo che vanno solitamente a braccetto con le inconsapevolezze viste finora.

Le due cose sono infatti sempre strettamente legate fra loro e si rinforzano a vicenda, avendo come effetto quello di mantenere bloccate le persone nella propria situazione di sofferenza e impedire loro di rivolgersi ad uno psicologo.

Ma quali sono i pregiudizi più diffusi in tema di psicoterapia nei quali è facile incorrere?

 

1. Lo psicologo è per i matti

Questa errata convinzione fa sì che le persone restino lontane da uno studio di psicologia per la paura di essere giudicati negativamente da parenti, amici e conoscenti.

In realtà, lo psicologo è per chi soffre di disturbi psichici, ma anche per chi vive “semplicemente” un momento particolare da cui intende uscire avvalendosi di un aiuto qualificato o ancora per chi desidera conoscersi meglio e aumentare il proprio grado di benessere psicologico.

È quindi per persone coraggiose che scelgono di impegnarsi per migliorare la propria vita…c’è da esserne orgogliosi ad andarci!

 

2. Lo psicologo è per i deboli 

Chiedere aiuto per qualcuno può essere davvero faticoso perché una richiesta del genere viene vissuta come un fallimento.

Alla base di ciò c’è l’errata convinzione che le persone forti ce la fanno da sole.

Questa idea preconcetta, facendo leva sul senso di orgoglio delle persone, di fatto le limita dall’usare tutti gli strumenti a disposizione per migliorare la propria condizione: il vero atto di forza è infatti riconoscere il proprio disagio e limiti personali senza attribuirli agli altri e prendersi la responsabilità di cambiare la propria vita avvalendosi di un aiuto professionale.

Rivolgersi ad un terapeuta non significa lasciar fare a lui al posto nostro, nessuno può sostituirsi a qualcun altro nell’affrontare il disagio psicologico.

Al contrario, un professionista della salute mentale è colui che accompagna la persona nel viaggio dentro di sé e la aiuta a trovare da sé le proprie soluzioni creative, contribuendo a creare le migliori condizioni per farlo.

Il merito del cambiamento è quindi sempre assolutamente personale.

 

3. Lo psicologo mi fa il lavaggio del cervello

Alla base di questo pregiudizio vi è la paura di essere manipolati o sfruttati.

È bene sapere che un terapeuta è obbligato a conformarsi al codice deontologico degli psicologi, secondo cui “lo psicologo rispetta l’autonomia e le credenze dei suoi pazienti, si astiene dall’imporre il suo sistema di valori e non usa in modo inappropriato la sua influenza”.

Per questo motivo è necessario accertarsi sempre che il professionista a cui ci si rivolge sia iscritto all’Ordine, garanzia che ha compiuto l’iter formativo ed esperenziale necessario per esercitare la professione. 

 

4. Non posso cambiare… sono fatto così

Non siamo impotenti di fronte a noi stessi.

È un falso mito quello per cui non esistono alternative per il nostro comportamento.

In realtà, nella maggior parte dei casi, abbiamo la responsabilità delle nostre azioni e il potere di regolare le nostre reazioni agli eventi, che un percorso psicologico può aiutarci a sviluppare.

 

5. I problemi non si risolvono solo parlando

In terapia, la parola cura.

Questo accade perché noi costruiamo la nostra realtà attraverso le parole che usiamo per raccontarla, parlare ci aiuta quindi a cambiare il modo con cui attribuiamo significato a ciò che ci circonda.

Il risultato è che arriviamo a vedere noi stessi e il nostro mondo attraverso nuove lenti e di conseguenza a modificare i nostri atteggiamenti e comportamenti.

 

6. Perché devo andare dallo psicologo se posso parlare con un amico?

Le due relazioni sono di natura completamente diversa: affettiva con l’amico, professionale con il terapeuta. 

Ciò vuol dire che lo psicologo è un professionista preparato all’ascolto non giudicante, possiede competenze e strumenti specifici di cui un amico non dispone.

Inoltre lo psicologo non è coinvolto in dinamiche emotive con le persone che si rivolgono a lui, si può parlare liberamente senza la paura che quello che si dice possa avere degli effetti su alcune situazioni quotidiane o che possa essere riferito in altri contesti (lo psicologo è tenuto per legge al rispetto del segreto professionale).

Infine, una caratteristica distintiva della relazione terapeutica è il fatto che l’attenzione si concentra solo su una persona fra i presenti. Se in un rapporto tra amici le due persone si focalizzano sempre e soltanto sui bisogni, i desideri e gli argomenti di una sola persona, beh allora c’è qualcosa che non va… 

Al contrario in una relazione professionale è bene che ciò avvenga affinché il percorso di terapia sia produttivo e si crei lo spazio necessario all’autoesplorazione e al cambiamento.

 

7. Lo psicologo costa troppo

Spesso si pensa che rivolgersi ad uno psicologo significhi aggiungere al proprio disagio il problema di spendere un sacco di soldi.

In realtà, le tariffe presso gli studi privati possono essere più o meno costose.

Spesso le persone immaginano prezzi spropositati e, a causa dei pregiudizi visti finora, evitano di verificare in modo concreto il costo effettivo di una seduta di psicoterapia. 

È sempre possibile contattare direttamente il professionista e chiedere tutte le informazioni del caso.

Sicuramente la spesa di un percorso psicologico oggi, permette di risparmiare grandi somme di denaro domani, evitando di fare scelte sbagliate (un divorzio che si potrebbe evitare, anni di studio presso una facoltà universitaria inadatta, etc.) e aiutando a perseguire obiettivi più soddisfacenti per sé. 

Per questo motivo la psicoterapia è uno degli investimenti migliori che possiamo fare su noi stessi.

 

P.S. In realtà, per la mia esperienza personale, penso sia il migliore… ma non volevo sembrare troppo di parte.